Il trattato che divide il Costa Rica

San José (Costa Rica), 20 settembre 2007 - Il Costa Rica ha festeggiato il giorno 15 settembre, l'Indipendenza dalla Spagna, in tutto il Paese ci sono state manifestazioni ufficiali con politici, e folkloriche con la partecipazione di tutto il popolo. Una festa molto sentita, pur se ormai lontana quasi due secoli (1821). Una festa che normalmente era occasione di aggregazione, prendendosi per mano cantando l'inno nazionale che ogni costaricense conosce a memoria fin dalla più tenera età: "Noble Patria, tu hermosa bandera exprecion de tù vida nos da. Bajo el impido azul de tu cielo, blanca y pura descansa la paz...".
 
Bene, hanno cantato ugualmente, però questa volta le mani strinte l'una all'altra sono state meno. Perchè?C'è un motivo del contendere: il Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti, da firmare o respingere. Per questo nei primi giorni il 6 di ottobre si voterà per il referendum che dirà se i costaricensi accettano o non accettano di firmare questo trattato. Da mesi se ne parla, anche senza sapere esattamente di cosa si tratta.
 
I sostenitori del SI dicono che se non si firma il Paese cadrà in disgrazia, essendo ormai l'unico del Centramerica a non aver firmato, mentre i sostenitori del NO sostengono che, al contrario, si salverà dalla disgrazia. Insomma, pur se i sondaggi dicono che i favorevoli sono in maggioranza, il Paese è diviso. Anche per questo, in televisione appare una pubblicità che mostra due grandi cuori con i colori della bandiera, bianco, azzurro e rosso, che si abbracciano poi si dividono allontanandosi l'uno dall'altro. Una voce in sottofondo ammonisce tutti affinchè questo non succeda.
 
Un poco Chip, ma carina questa significativa pubblicità. La realtà è comunque quella che serpeggia silenziosa, ossia che, man mano che ci si avvicina alla data del voto, possa succedere qualcosa di grave. Per questo, l'altro giorno, a Cartago, dove si è recato il presidente Arias, era stato disposto un servizio d'ordine particolare, anche per la sua pubblicizazione, con quasi sessanta donne poliziotto, disarmate. Un fatto che è sembrato normale ai più, ma che indubbiamente aveva un significato ben preciso.
 
Di fronte a donne disarmate, si può solo manifestare pacificamente. Ma vuol dire anche che, se le donne poliziotto si fossero trovate in difficoltà, il Ministero della Sicurezza avrebbe automaticamente dato il via libera alla polizia armata. Credo sia la prima volta che succede qualcosa del genere e deve essere anche la prima volta che ci si accalora nelle discussioni. Fra l'altro, giorni addietro, c'è stato un mezzo scandalo per una mail di un vicepresidente della Repubblica, ora indagato, che ha pensato di consigliare il presidente Arias ad usare sistemi duri con i ‘contrari'.
 
Roba di questo genere: se un sindaco non si adopera affinchè passi il SI, non avrà alcun finanziamento e non verrà mai più rieletto e non potrà mai diventare un deputato.... e via di questo passo. La mail è stata ovviamente sottratta, usando una password che doveva essere segreta, e ora ne è nato un finimondo. Insomma, anche questo piccolo Paese si sta svegliando, ma col piede sbagliato ; nascono i primi piccoli tafferugli, magari facilitati da qualche birra di troppo, e qualcuno è già finito al pronto soccorso.
 
Chi soffia sul fuoco? Ugo Chavez dal Venezuela, Evo Morales dalla Bolivia, Fidel Castro da Cuba e Daniel Ortega dal Nicaragua. Quest'ultimo ha dovuto comunque correggere il tiro, dopo il passaggio dell'uragano Felix che ha distrutto vari centri della costa atlantica, procurando oltre quattrocento morti. La gente è rimasta senza nulla, e allora sono stati ben accetti gli aiuti Usa, prontamente arrivati con elicotteri dei Marines, visto che quelli per strada non erano possibili, proprio per la mancanza delle strade distrutte dalle piogge torrenziali.
 
Ma mentre si perde in tempo in chiacchiere sul Si e il No, Panama ha già firmato e vola alto, iniziando i lavori per la terza via del Canale. Lo stesso Nicaragua ha accettato il Trattato, prima che Ortega venisse eletto e lo stesso hanno fatto Guatemala e Salvador. Il Costa Rica deve ancora decidere. Un parere personale, acido quanto si vuole, è che i contrari al Trattato, siano coloro che hanno paura che un giorno, la concorrenza obblighi tutti a lavorare di più e sul serio.


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