Una puntura di calmante per Chavez

San José (Costa Rica), 5 dicembre 2007 - Non ci sarà socialismo per il Venezuela. E' stato deciso dai venezuelani, domenica scorsa, nel referendum che ha visto il successo dell'opposizione del sistema "Chavista". Da tre giorni il presidente venezuelano non parla, o parla poco. Sta leccandosi le ferite e, probabilmente, calcolando i danni. Lui aveva trasformato questo referendum, per la riforma della costituzione, in un voto a favore o contro il suo sistema ed ora che ha perso, certamente ha capito che non potrà più mettere in atto le riforme che avrebbero introdotto il socialismo in questo grande Paese.
 
Ha capito anche che non avrà più il peso di prima con Paesi come Cuba, Bolivia e Nicaragua, ha capito che il popolo ha perso la paura di votargli contro. Questo è il fatto più importante. Chavez ha perso per poco, però ha perso. Lui che aveva avuto nelle ultime elezioni il 77 per cento, in questo referendum è sceso al 49. Ma se consideriamo che c'è stata una astensione del 44, la sconfitta diventa più pesante. Insomma quello che poteva diventare un presidente a vita, anche grazie alle riforme che avrebbe voluto introdurre con la vittoria nel referendum, sarà solo un presidente che finirà il suo mandato e che se ne andrà.
 
Ed il primo ad accorgersene è stato Fidel Castro che, prima del voto venezuelano, se Chavez fosse stato sconfitto, aveva prospettato un periodo pos elettorale duro, anche per la sua Cuba, dove ora il Chavismo non potrà più entrare. Le follie si pagano e Chavez ha pagato e pagherà ancora. L'aver fatto capire al suo popolo che la dittatura si stava avvicinando, ha svegliato di colpo la gente, ma soprattutto i giovani. Il movimento studentesco ha avuto un ruolo importante in questa elezione, ed ora Chavez dovrà scendere a patti.
 
In caso contrario rischierebbe molto di più, perchè automaticamente diverrebbe il dittatore che non accetta assolutamente la legge della democrazia. Da tre giorni l'opposizione sta offrendo a Chavez di dialogare, per il bene e per la pace del Paese ed ora il colonnello deve prendere una decisione, possibilmente saggia. Chavez non potrà creare una nuova geometria del potere, non controllerà il Banco Central, non potrà fare la confederazione dei paesi ne applicare la legge che aveva preparato per il socialismo.
 
Inoltre non potrà contare molto sulle Forze Armate. Già molti ufficiali non avevano scommesso sul comandante in capo, perchè stavano perdendo la paura, ed ora molti gli volteranno le spalle per guardare verso Baduel che è il leader militare regionale, ma forse presto, anche nazionale. Il presidente aveva minacciato che, in caso di sconfitta, ci sarebbero state ritorsioni, tra le quali la chiusuro della televisione Globovision, ma non credo che succederà nulla di tutto questo, perchè sarebbe come accendere una miccia.
 
Insomma, il Venezuela ha preso il toro per le corna e gli ha fatto una puntura di calmante. Servirà di lezione anche per Morales (Bolivia) e per quel fanatico sandinista di Daniel Ortega che, in Nicaragua, sta facendo ‘disastri', al punto che la gente già parla di obbligarlo a lasciare. Significa che, alla lunga, il ‘Chavismo' come il ‘Castrismo'  non sono graditi. La gente vuol vivere nella libertà.


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