Credito: dal monitoraggio sulle commissioni sui fidi non utilizzati emergono oneri aggiuntivi anche di centinaia di migliaia di euro.

Prato, 24 giugno 2009 - Cresce l’allarme per i nuovi oneri bancari relativi alle commissioni sui fidi non utilizzati, introdotte dal decreto anticrisi contestualmente alla cancellazione della commissione sul massimo scoperto (CMS). L’Unione Industriale Pratese ha effettuato un monitoraggio su un campione di aziende socie per mettere a fuoco l’entità dell'aggravio. I risultati sono estremamente diversificati in ragione di una molteplicità di fattori, tanto che fornire delle medie non avrebbe un senso statistico attendibile.

La situazione può essere comunque esemplificata prendendo a riferimento tre tipologie aziendali, tutte relative ad imprese in condizioni non particolarmente critiche ed appartenenti a vari settori:

- piccola azienda (circa 10 dipendenti): CMS soppressa 500 euro, commissioni fidi inutilizzati comunicate dalle banche 8.000 euro;
- media azienda tessile terzista (circa 50 dipendenti; nessun rapporto commerciale con l'estero): CMS soppressa 1.000 euro; commissioni fidi inutilizzati comunicate dalle banche 25.000 euro;
- gruppi strutturati di rilevanti dimensioni: CMS di solito assenti; commissioni su fidi inutilizzati comunicate dalle banche dell'ordine delle centinaia di migliaia di euro.

«L’ABI si è giustificata dicendo che lo stesso decreto anticrisi che ha cancellato la commissione sul massimo scoperto ha autorizzato l’introduzione di questi nuovi oneri; ha aggiunto che la contemporaneità delle comunicazioni delle banche è dovuta alle tempistiche della stessa normativa, che fissa la propria applicazione a decorrere dal 28 giugno – commenta la Vicepresidente dell’Unione Industriale Pratese Raffaella Pinori – Tuttavia il decreto anticrisi non impone nuovi oneri: semplicemente, azzerandone uno, quello della commissione sul massimo scoperto, autorizza la possibilità per le banche di recuperarlo con il nuovo strumento».

«Lo spirito del decreto anticrisi - puntualizza Pinori - non era quello di introdurre gravami per le aziende: ma se le banche richiedono le nuove commissioni perfino ad aziende che non avevano oneri sul massimo scoperto, si è autorizzati a dire che vìolano se non la lettera, certamente la sostanza del decreto. Su questo grave problema è in corso un'azione coordinata a livello di Confindustria Toscana per portare la situazione all'attenzione del Prefetto di Firenze nell'ambito dell'Osservatorio regionale, competente sulla materia».

«Come Unione - continua il vicepresidente dell'Unione Industriale - abbiamo inviato sia alla stessa Confindustria Toscana che al Prefetto di Prato la documentazione raccolta: riteniamo che ci siano gli estremi per ripensare il decreto anticrisi o per puntualizzarne le modalità di applicazione. Abbiamo anche scritto alla Presidente di Confindustria Marcegaglia, che ci ha risposto assicurando la massima attenzione. Anche al Ministro Tremonti abbiamo trasmesso un dossier che evidenzia l’impatto della misura sulle imprese».

Sul fronte del credito ha destato commenti positivi, nei giorni scorsi, la sottoscrizione del protocollo d’intesa fra la Regione Toscana, Fidi Toscana e 15 fra banche e società per la sospensione per un anno delle rate di mutuo e dei canoni di leasing attivati dalle aziende.

«Ma anche su questo capitolo – conclude Pinori – non ci sono solo luci ma anche ombre. Non diamo una valutazione negativa del protocollo, ma invitiamo le aziende a considerare bene i pro ed i contro, che consistono nella necessità di rinegoziazione delle pratiche con i relativi oneri di istruttoria: non è stata infatti accolta, anche se continuiamo ad insistere, la sollecitazione nostra e del sistema industriale ad attivare questi benefici in automatico a tutti i richiedenti. Inoltre la sospensione o rimodulazione dei contratti di leasing implica la garanzia del Confidi oppure l’intervento di Fidi Toscana per la concessione di una garanzia sussidiaria fino al 30% dell’importo della locazione: anche su questi passaggi, istruttorie e talvolta oneri annessi. Insomma, anche questo protocollo, pur apparentemente vantaggioso, ha le sue criticità».



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