L'Amministrazione cattocomunista pratese come l’orchestra del Titanic: suonava allegra mentre la nave affondava.

Prato, 12 giugno 2009 - Le campagne elettorali a volte sono oscure sia per chi cerca di fare una scelta per assegnare il proprio voto, sia per i candidati, che dovrebbero dichiarare le proprie intenzioni. E non solo le proprie intenzioni, ma anche la capacità d’analisi e di gestione di un territorio che dovrebbero conoscere.

In questa campagna ho dato una mano a Roberto Cenni: mi sembra diverso dal solito bla bla della politica. E’ pragmatico, corretto, non lancia accuse tanto per prendere un voto in più e magari preferisce perderne uno piuttosto di evitare di dire con chiarezza ciò che pensa. Ma sempre con correttezza, lontano dai teatrini e delle ipocrisie della politica. Guarda la città, ne fa una analisi e dice quello che secondo lui necessita per recuperarla. E va oltre, sostiene che coloro che dovranno recuperarla non vanno scelti a seconda delle ideologie, ma delle capacità personali. E questa già di per se è una rivoluzione.

Ma non voglio parlare di Cenni. Come vecchio giornalista e come vecchio politico avvezzo a decine di campagne elettorali, ho seguito con attenzione quella del candidato della sinistra. Carlesi, è il risultato di una ormai consolidata miscela fra il cattolico militante e il tiepido pidiista. Più disponibile a seguire, per vocazione, un velato cenno del vescovo che non un indirizzo della segretaria del PD.

Niente di strano, sono ormai lontani i tempi in cui i democristiani lottavano contro le sinistre in genere memori di una chiesa del silenzio: ora il presidente del centro sinistra è un ex democristiano come Franceschini, molto più talibano e tranchant, nelle sue sparate, che non un politico accorto, come ha notato anche la vecchia volpe D’Alema che di lui sembra si sia leggermente stufato.

E un ex democristiano è Antonello Giacomelli, l’autore del disastro pratese degli ultimi cinque anni, avventato fautore oggi della candidatura di Abati, sconfessata dalla base del PD, e di quella di Gestri, che è finito al ballottaggio con una giovane alla quale nessuno dava più del venti per cento. Non va assolutamente dimenticato che Abati, cacciato via dai suoi in sede di primarie, è l’ultimo presidente del Consiag, e Gestri il vicepresidente: insomma una sorta di transumanza interna nei verdi prati del potere, affinché tutto cambi perché tutto resti uguale.

Errori, dicevo, che hanno fatto sentire i pratesi, e primi di tutti quelli di sinistra, come dei poveri sudditi sciocchi, mai ascoltati dai vertici e costretti solo ad obbedire ai capi. Ma i capi ci sono ancora? Credo che mai come in questo momento la nomenclatura pratese abbia raggiunto la quasi totale pochezza assoluta. Finita la vecchia solida classe diringente – politici e imprenditori che l’hanno inventata - alla città resta ben poco, quasi nulla. Ed è per questo che la gente, tutta la gente, capisce che bisogna cambiare: dare una svolta, a meno che non affidare ancora una volta il domani della città a mani incapaci di gestirlo.

Se tornassero Giorgio Vestri, Lohengrin Landini o Bruno Niccoli, tanto per citare alcuni dirigenti di sinistra del passato, caccerebbero via tutta la nuova dirigenza. Che a dire il vero dovrebbe aver avuto il pudore e la correttezza politica di andarsene da sola dopo le primarie. Ma si sa una sedia non si molla mai.

E torniamo allo strano comportamento di Carlesi, che non so bene se attribuire a distrazione politica, a incapacità di leggere il territorio, o – ma non voglio crederlo – a scarsa informazione su quel che avviene in città. Strano, perché lui come ex assessore dimissionario dalla vecchia giunta - che per inventare la Lam ha mandato a piedi centinaia di vecchi - certe cose dovrebbe saperle. E invece no.

E’ singolare: Carlesi non sa che a Prato ci sono quarantamila cinesi. Non lo sa perché nella sua campagna elettorale non si incontrano mai. Non sa che esistono comunità clandestine magrebine e albanesi che creano qualche problema e che ci sono enclaves nere che hanno fatto di San Giorgio a a due passi dalla passerella, una sorta di Lomè in piccolo. Di queste non conoscenze e di questi silenzi di Carlesi e Gestri si è meravigliato perfino l’assessore Frattani, che di immigrazione si è sempre interessato.

Carlesi insomma non sa tutte quelle cose che non piacciono ai PD e che non piacciono alla Curia o alla Caritas. E allora come farà a dare una regola a tutto questo mondo che ha assoluta necessità d’essere invece regolato con cura, con rispetto, ma anche con il necessario rigore voluto dalla legge? Non potrà farlo perché evidentemente non ne conosce l’esistenza e se la conoscesse sarebbe portato a liquidare il tutto con la bellissima frase "siamo tutti figli di Dio". Vero, siamo tutti figli di Dio, ma chi si occupa di quei figli di Dio più sciagurati di altri che arrivano qui senza nulla, sopravvivono qui senza nulla, dormono a centinaia all’addiaccio e spesso per sopravvivere sono costretti a delinquere? Accoglienza non significa abbracciare e poi lasciare al loro destino. Accoglienza è altro.

E’ vero: Padre Vescovo, del quale ho il massimo rispetto, ha detto in una sua omelia che il governo, nei confronti di queste persone ha varato leggi inique. Ed è dunque colpa del governo, mi par di capire, se a Prato abbiamo preso ventimila immigrati più di quelli che la città avrebbe potuto sostenere. Ed è colpa del governo se ogni volta che si è cercato di aprire il dibattito su come regolare l’immigrazione ci siamo presi la facile e stupida accusa di razzismo. Senza rendersi conto che la sinistra pratese, aiutata in gran parte da molti organismi vicini alla Chiesa, ha sconvolto il senso del razzismo.

Insomma, ha invertito le carte: secondo me il razzismo vero lo si è fatto sulle spalle dei pratesi. Maltrattati, inascoltati, perseguitati da multe e balzelli per un nonnulla, mentre gli altri sono stati lasciati liberi di fare il loro comodo. E in molti casi di arricchirsi là dove i vecchi cittadini si stavano e si stanno impoverendo. Ma a sentire la sua campagna elettorale, queste cose Carlesi non le sa, e quindi è chiaro che a queste cose non metterà mai riparo, se verrà eletto sindaco.

A proposito di discriminazioni, mi dicono che la Caritas pratese non ha accettato la somma raccolta in beneficenza per la serata culturale organizzata da Roberto Cenni al Politeama pratese, aperta a tutti i cittadini, alla quale ha partecipato gente di ogni tendenza. Mi chiedo: erano soldi dei pratesi offerte per le famiglie meno abbienti, soldi di ogni sorta di pratesi. Cos’avevano di maledetto? Con quale diabolico inchiostro erano stati stampati? Ecco, anche queste mi pare sono discriminanti, ma alla rovescia.

E per finire un appunto di costume, oltre che di politica: ho visto fra le liste che appoggiano il cattolicissimo Carlesi, anche alcuni massoni e liberali, amici dei quali ho il massimo rispetto, ma che, nel loro piccolo, confondono ancor più le acque di una politica già di per se piuttosto ingarbugliata: un sincretismo dove non mancano neppure grembiulini e compassi.

Quello che mi stupisce è il fatto di non aver mai letto, su nessun quotidiano, una sorta di analisi di come, cinque anni fa, dallo scontro Del Vecchio - Giacomelli per la poltrona di sindaco, si sia aperta una frana che ha portato a anni di non governo della città. Anni in cui, mentre Prato annaspava per salvarsi dalla crisi economica e dall’invasione di clandestini, l’amministrazione stava a discutere sugli alberi di piazza Mercatale. Come l’orchestra del Titanic: suonava allegra mentre la nave affondava.



Commenti


Fioravante Scognamiglio

Caro Umberto, trovo che da un uomo come te che nella fine dell'anno del 2007 proprio su pratoblog, scriveva di quel suo amico cinese e di come la vicinanza dei sentimenti faceva sentire la comunità cittadina come qualcosa di multietnico, positiva. Ti chiedo che c'entrano coloro che delinquono con tutta una etnia, Come qualcuno riesce a far credere a ipotetici sfratti della comunità cinese senza porsi il problema cosa ci mettiamo in tutti gli spazi che sono occupati dai cinesi, oppure spiegare a qualcuno del centrodestra che il settore tessile abbigliamento, come viene catalogato è in realtà una grande confusione dove i produttori di tessuti ed i confezionisti vengono messi insieme. Qualcuno dovrebbe spiegare che il settore della confezione quasi esclusivamente è appannaggio dei cinesi, ma era un settore marginale per il nostro territorio dove gli unici a confezionare erano i maglifici che avevano anche loro cominciato a delocalizzare negli anni 70 verso Barletta, Vorrei sapere dai tuoi amici di schieramento se sanno come risolvere il problema delle migliaia di capannoni sfitti in vallata, Dovrebbero i signori per cui scrivi spiegarci se e come si possono occupare oppure che destinazione deve aver tutta la fascia edificata lungo l'argine del bisenzio dalla Briglia fino a Vernio, e in finale il richiamo a possibili grembiuli e compassi mi sembra una cosa ”comica”, capisco che c'è una campagna elettorale in corso e ognuno fa la sua parte ma ho trovato il tuo scritto di parte e non equidistante come spesso è stato almeno negli ultimi 20 anni. In ultimo vorrei aggiungere che gli anni dell'oro, come dice Edoardo Nesi, erano dell'oro per i comunisti e gli imprenditori e anche allora i massoni con o senza i grembiuli avevano un ruolo e non mi sembra che tu ti scandalizzassi. La chiesa e Caritas e Curia, lascerei perdere perché propio io che sono un laico mi trovo oggi a doverla difendere da quelli che prima erano pappa e ciccia ed oggi si scandalizzano. Ti prego di essere tollerante e garantista come si deve essere da uomini onesti, io non ho mai pensato che Cenni fosse stato cooptato come dice qualcuno ”per supposte difficoltà economiche”. Non credo ad un Verdini suo soccorritore economico, se questo fosse il tono sarebbe veramente squallido e per questo t'invito ad a tornare ad essere quel galantuomo che conosco, Ti auguro comunque tutto il bene possibile ma non quello di diventare assessore alla cultura di una giunta Cenni, cosa che sembra sia una tua aspirazione- Uno che con ”Insieme per Prato” e liberali italiani sostiene Massimo Carlesi a Sindaco di Prato
Inserito il 12/06/2009

Paolo Chiozzi

Ho voluto rileggere con attenzione e serenità l'intervento di Umberto Cecchi, perché ho avuto la sensazione che egli si rivolga in primis proprio a me quando finge stupore perché ”anche alcuni massoni e liberali appoggiano il cattolicissimo Carlesi”, e condanna duramente quello che gli sembra ”un sincretismo dove non mancano grembiulini e compassi”. Umberto, sarebbe fin troppo facile fati notare, qualora tu non te ne fossi accorto distratto come sei dal tuo ruolo di consigliori,che in quanto a sincretismi la compagine che appoggia Cenni non è seconda a nessuno. Se poi vuoi davvero scadere ad un livello infimo che non fa onore alla tua personale storia umana e professionale!), sai bene che in fatto di ”grembiulini e compassi” - come dici con inopportuna ironia - non vi è certo penuria dalle tue parti. Mi sembra che utilizzando siffatte sciocche argomentazioni tu amnifesti un profondo terrore di perdere e di far perdere il tuo tanto lodato Cenni. Hai davvero paura di 138 voti ottenuti da ”alcuni liberali” ed un massone (peraltro ”in sonno”)? è vero che i pochi possono essere temibili (proprio ”nel loro piccolo” come affermi non riuscendo ad essere offensivo) quando sono persone libere e critiche, come noi siamo e orgogliosamente rivendichiamo di essere. Tuttavia lasciarti andare a filippiche degne di miglior causa è francamente eccessivo. Tralascio le innumerevoli cose imprecise, quando anche palesemente false, che abbondano nel tuo scritto. Ma non perché non le ritenga degne di risposta: anzi, penso proprio il contrario, e desidero proporti un confronto faccia a faccia proprio sulle tue opinioni. Troppo facile, caro Umberto, usare la penna come una clava - magari distribuendo etichette che vorrebbero essere infamanti come ad esempio quella di ”ex-democristiano”: ma, anche a questo riguardo, ti guardi in casa? O quando affermi che ”quelli di sinistra” si sentono ”dei poveri sudditi sciocchi”: se ben ricordo tu uscisti a suo tempo da Forza Italia proprio denunciando il fatto che la sola alternativa lasciata al popolo berlusconiano era quella di obbedire ciecamente al Capo (nel tuo caso si trattava di accettare un posto in lista diverso dal primo nelle elezioni politiche del 1996). In defitiva tu dimentichi - o fai finta di dimenticare - molte cose, e se riesci per un momento solo a ripensare con serenità alle tue affermazioni, a rileggere le accuse che rivolgi a tutti coloro che non sono d'accordo con te, ti renderesti conto che questa volta la tua abituale competenza comunicativa ha fatto cilecca, come è facile accada quando si diviene osservatori militanti anziché liberi. Uno dei tuoi argomenti forti è l'immigrazione, in ciò del tutto coerente con il tema dominante della campagna elettorale della compagine di destra. Potremmo allora porre al centro del nostro confronto proprio questo tema. Ho riivolto lo stesso invito, prima del 6/7 di giugno, a esponenti dell'armata di destra (che sempre più assomiglia ad una armata brancaleone...); credo tu sappia che è caduta nel vuoto. Ebbene, ”nel mio piccolo” oggi invito te, Umberto, nella speranza che tu dimostri di avere quegli attributi che invece sembrano mancare ad altri (ma, come sempre, chi vanta certe qualità spesso lo fa per nasconderne a se stesso la mancanza). Naturalmente parleremo anche di immigrazione, visto che sembra che fra di voi vi siano dei grandi esperti...! molti dei quali in realtà se ne sono accorti solo in questa occasione elettorale, come credo tu sappia. A tua disposizione (tranne martedì prossimo, avendo già un impegno a Pisa).
Inserito il 13/06/2009

Federico Sarti

Noto con un certo piacere che le parole di Umberto Cecchi hanno suscitato reazioni di una certa veemenza, probabilmente perchè hanno colto nel segno e probabilmente perchè sono veritiere. A qualcuno brucia che i cittadini pratesi si siano resi conto del magoverno di tutti questi anni che ha un solo colore politico. A qualcuno da fastidio che molti pratesi non seguano più il gregge ma abbiano iniziato a ragionare al di fuori dei colori politici. E questa è una nuova cosa e bellissima. La partita è più che mai aperta... vinca il migliore. In quanto alle parole del sig. Chiozzi che definisce alcuni esponenti della formazione di centrodestra come simili ”ad una armata brancaleone” ogni commento mi pare superfluo. Direi che in quanto a rispetto è paragonabile all'affermazione di Carlesi che parla degli elettori della circoscrizione centro e di quella Est come ”la Prato bene che vuole lasciare indietro l'altra Prato”. Direi che il nervosismo incombe...ed anche a ragione direi.
Inserito il 14/06/2009

Calibano

E' vero, il nervosismo dilaga. Tant'è che la destra, per sessant'anni connivente-convivente a Prato con la sinistra per un governo che non procurasse eccessive noie a nessuno, oggi è stata finalmente costretta ad esporsi, uscendo da dietro le quinte da dove, comodamente rimpiattata, ha manovrato sino alla fine dell' ”âge d'or”. Insomma, con un ritardo di quindici anni rispetto al ”coup de théâtre” del suo taumaturgico demiurgo, una fantomatica destra, autentica araba fenice della politica pratese che sino a ieri tutti dicevan che c’era ma nessun sapeva dove fosse, è scesa in campo. E lo ha fatto controvoglia e in modo caotico, dopo una lunga esitazione e senza convincere troppo. Risultato? Un ballottaggio che, per rianimare un clima politico decerebrato e senza cuore, povero d'idee e di entusiasmi, costringe gli antagonisti a tirar fuori tutti gli arnesi del vecchio armamentario: più che arrivati nel terzo millennio, sembra di essere tornati al primo dopoguerra. Una volta, d’estate a Castiglioncello, mi capitò di sentire da un pescatore del luogo questa espressione: ”Quando il cielo fa buriana, il mare fa bafogna”. Se sostituiamo ”il cielo” con ”la sinistra” e ”il mare” con ”la destra” il ritrattino che ne esce è perfetto. Provare per credere.
Inserito il 15/06/2009

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