Prato, 18 luglio 2009 - Sarà Luca Cordero di Montezemolo a dare il suo importante contributo alla formazione di una Carta dei valori della Camera di Commercio di Prato, per evidenziare la dimensione etica e i principi ispiratori che l’ente dovrebbe seguire nello svolgimento della propria mission, stimolando il dibattito intorno a un tema di grande attualità.
Luca Cordero di Montezomolo ha dato la sua disponibilità a prendere parte al dibattito su questo tema, nel corso di un incontro dal titolo :"I valori dell'impresa nella governance pubblica - Appunti di lavoro per la costruzione di una Carta dei valori della Camera di Commercio di Prato". L’incontro si svolgerà il 21 luglio alle ore 11 nell’auditorium del Museo Pecci (Viale della Repubblica - Prato).
Una prima bozza della Carta dei valori è già stata predisposta da una commissione composta da alcuni consiglieri camerali, che hanno individuato una cornice di valori da evidenziare. Inizia adesso la fase di confronto per redigere un documento che sia davvero attinente alla realtà nella quale l’ente si trova ad operare. La partecipazione all’appuntamento è libera.
Claudio Lando Paoletti
Sono molto dispiaciuto di non essere stato presente alla interessante iniziativa. La carta dei valori dell'impresa, rischia però di essere per Prato, una chimera. Non che non ve ne sia estremo bisogno, ma purtroppo siamo in un Distretto produttivo lasciato abbandonato alla conquista di migliaia e migliaia di imprese cinesi ed extraUe , nelle quali la legalità più elementare è quasi assente. Occorreranno anni ed anni di sforzi sovrumani per estirpare le illegalità operative, sociali e relazionali più diffuse. Tutto ciò grazie all'applicazione di concetti devastanti quali: ”solidarietà e accoglienza indipendente dalle leggi”, la tolleranza estrema fatta sistema corrente di comportamento. Tutti aspetti dannosissimi, distruttivi e contagiosi in economia e nel sociale. Tutto ciò era evitabile se fin dall'inizio dei primi insediamenti di imprese extracomunitarie, tutti i soggetti preposti avessero fatto il loro dovere di controllo e repressione ove necessario. A questo aggiungo che l'estrema concorrenza interna esasperata, fatta solo sui costi è stata anche mallevadrice di tutto ciò. Ora che i soggetti ”imprenditoriali problematici” sono migliaia e migliaia e non poche decine, come si può controllare tutti? Vana speranza.Auguriamoci che i valori sani dell'impresa prevalgano e vincano la tenzone. Le mele bacate contagiano però quelle buone! Viva l'ottimismo e forse l'illusione.