Commissioni sui fidi non utilizzati. Pinori (Uip): «Stravolto lo spirito del decreto anticrisi».

Prato, 10 novenre 2009 - Rimane alto fra le imprese socie dell’Unione Industriale Pratese l’allarme sui costi delle commissioni bancarie applicate ai fidi non utilizzati. Il monitoraggio effettuato in questi giorni dall’associazione conferma sostanzialmente i forti aggravi già evidenziati nel giugno scorso. Si segnala un lieve miglioramento, ma senza che la sostanza del problema sia significativamente intaccata. Le situazioni migliorative sono dovute a due fattori: in primo luogo l’attività negoziale aperta dalle aziende con le stesse banche per limitare gli aggravi comunicati in prima battuta da queste ultime; inoltre, l’introduzione del tetto del 2% su base annua, inizialmente non previsto dalla normativa ed ottenuto nel luglio scorso a seguito delle proteste di Confindustria e di altre associazioni di categoria.
 
«Le negoziazioni con le banche spesso servono quantomeno a limitare i danni - rileva Raffaella Pinori (foto), Vicepresidente dell’Unione Industriale Pratese –. Anche il tetto del 2% che abbiamo ottenuto ha avuto una certa efficacia, visto che in precedenza ad alcune aziende erano state applicare commissioni fino al 4%. Tuttavia il problema è ben lontano dall’essere risolto. Anche con questo monitoraggio ci sono stati segnalati casi di aziende che precedentemente avevano ottenuto l’azzeramento della commissione sul massimo scoperto ma che ora, a titolo di commissione sui fidi non utilizzati, si trovano a dover pagare anche 15.000 o 20.000 euro».
 
«Sembra una vera beffa: fu il decreto anticrisi del 2008, divenuto legge nel febbraio scorso, ad introdurre le nuove commissioni come compensazione dell’azzeramento della commissione sul massimo scoperto - continua Pinori -. L’intento del decreto anticrisi non era quindi quello di introdurre nuovi oneri per le aziende. Ma di fatto le banche richiedono cifre ingenti per le nuove commissioni perfino ad aziende che sul massimo scoperto avevano oneri nulli o molto bassi: su questo aspetto il decreto anticrisi, pur rispettato nella forma, nella sostanza viene stravolto e la sua efficacia è vanificata».
 
Questi i risultati del monitoraggio dell’Unione (con l’indicazione dell’ammontare della precedente CMS-Commissione sul Massimo Scoperto), ricondotti alle stesse categorie-tipo di azienda individuate a giugno; le categorie sono relative ad imprese in condizioni non particolarmente critiche ed appartenenti a vari settori:
 
- piccola azienda (circa 10 dipendenti): CMS soppressa 500 euro, commissioni fidi inutilizzati in essere 7.000 euro (a giugno le condizioni comunicate dalle banche erano di 8.000 euro);
- media azienda tessile terzista (circa 50 dipendenti; nessun rapporto commerciale con l'estero): CMS soppressa 1.000 euro; commissioni fidi inutilizzati in essere 20.000 euro (a giugno le condizioni comunicate dalle banche erano anche di 25.000 euro);
- gruppi strutturati di rilevanti dimensioni: CMS di solito assenti; commissioni su fidi inutilizzati comunicate dalle banche dell'ordine delle centinaia di migliaia di euro; le rinegoziazioni hanno condotto a forti benefici, ma non all’azzeramento degli oneri.
 
«Questi monitoraggi sono molto difficili, visto che, ad esempio, le normative non danno indicazioni sulle basi di calcolo ed ogni banca si regola come vuole. – evidenzia il Vicepresidente dell'Unione - Così le commissioni vengono applicate sul complesso degli affidamenti oppure sugli extrafidi oppure ancora sullo scoperto di conto corrente. E comunque le modalità di applicazione sono estremamente diversificate: una situazione, dovuta all’indeterminatezza della legge, che rende difficile anche la comparazione fra i diversi trattamenti. Da qui la necessità per noi di schematizzazioni necessariamente approssimative».
 
«In ogni caso - conclude Pinori - non c’è motivo di rallegrarsi molto di quello che si è recuperato: dobbiamo tenere presente che si tratta comunque di oneri aggiuntivi che rimangono di consistente entità. Desta costernazione anche il metodo con cui molti operatori bancari hanno gestito l’introduzione delle nuove commissioni: comunicando a pioggia a tutti i clienti, inclusi qualche volta anche quelli ‘top’, l’ammontare degli oneri calcolati al massimo dei parametri possibili, e retrocedendo parzialmente solo a seguito delle contestazioni delle imprese. A noi pare un modo di procedere quantomeno inappropriato».
 
I risultati del monitoraggio, assieme ad altri dati sulla situazione del credito a Prato, verranno discussi giovedì prossimo con la Presidente di Confindustria Toscana Antonella Mansi, ospite del Consiglio Direttivo dell’Unione, e sono veicolati anche a Confindustria e all’Osservatorio del credito attivato presso la Prefettura.


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