Prato, 21 novembre 2009 - Il braccio del grammofono nella camera da letto di Stalin, pare, batteva ripetutamente con suono lugubre e gracchiante sul margine interno del disco il giorno in cui lo statista georgiano ebbe il colpo apoplettico che lo portò nel giro di pochi giorni alla morte. Nessuno ebbe il coraggio di entrare nella stanza per soccorrerlo.
Passarono parecchie ore prima che qualcuno al fine si decise ad aprire la porta. Sul piatto del grammofono sembra vi fosse il concerto in La maggiore k 488 di Mozart. La storia di questo disco particolare e prodotto in pochissime copie ebbe una straordinaria genesi. L’artista che lo ebbe ad incidere era Marija Judina che notte tempo dovette registrare con tutta l’orchestra per Stalin, questo concerto sentito la sera stessa in diretta alla radio sovietica.
Ascoltandolo oggi, venerdì 20 novembre 2009, nella sala in stile liberty del Politeama di Prato, eseguito da Benedetto Lupo al pianoforte e l’orchestra sinfonica di Sanremo diretta da Arthur Fagen, appare sorprendente come l’efficacia dell’adagio, ad esempio, abbia potuto affascinare uno degli uomini più terribili e sanguinari del secolo appena trascorso fosse pur a quel tempo eseguito dalla leggendaria pianista.
Nel programma di questa sera, meno eroicamente, l’esecuzione di Lupo ha colto la spontaneità apparente dello spirito del concerto Mozartiano tra più eseguiti e celebrati della musica colta di tutti i tempi. L’adagio va ricordato per la sua estrema poesia ed intima essenza, ma tutto il concerto ha evidenziato il virtuosismo di Lupo e dell’orchestra guidata dall’abilità di Fagen che nell’Allegro assai conclusivo, tra il rincorrersi del solista con gli strumenti ha mirabilmente esposto questa pagina stupenda.
Esattamente coevo di questo concerto è la sinfonia n. 84 nella tonalità mi bemolle maggiore di Haydn scritta nel 1786 ed eseguita per la rima volta a Vienna l’anno successivo. L’ottantaquattro è tra le sinfonie parigine quella di mezzo ancora legata, come le altre, ad un’orchestra ridotta sia pur allargata nei fiati rispetto, ad esempio, alla sinfonia n 45 tonalità fa diesis min. del 1772 che prevedeva solo due oboi, 2 cori, fagotti ed archi.
Lo spirito gioioso ed ottimista, traspare nei temi finali della musica di Haydn, nella concezione che aveva della vita, attraverso la forza della musica che lo posero tra i rappresentanti del razionalismo illuministico. Il confronto di stile è in questo caso accettabile e pone in evidenza la diversità dei due compositori che sempre si stimarono ed apprezzarono sopra tutti gli altri.
La breve Ouverture di Beethoven col quale la serata ha cominciato non ha tolto al programma la sua omogeneità di tema. Le creazioni di Prometeo opera n. 43 è la prima scritta da Beethoven ed è sì, posteriore di quindici anni alla musica di Mozart ed Haydn, ma nel 1801 il giovane compositore di Bonn n’era fortemente influenzato. Lo stile giovanile rende a queste pagine di musica un gioco brillante e scorrevole in tutta la sua breve durata ed è accostabile, in un certo senso, a quella di stasera dei due più anziani compositori.
Ancora una volta, in una notte tiepida ed umida di un autunno atipico, la Camerata Strumentale Pratese, ha saputo proporre al pubblico di Prato un programma interessante pieno di spunti artistici dai sentimenti variegati di tre tra i più grandi compositori di tutti i tempi. Un accostamento azzeccato che il pubblico non sempre disciplinato in sala ha apprezzato, per la classicità e la piacevolezza di pagine amatissime intramontabili.
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