Prato, 27 dicembre 2009 - «L’attuale esondazione del Calice, richiama alla nostra mente, se mai ci se ne fosse scordati, la grave carenza di interventi sull’assetto del territorio nel nostro paese,dall’Alpi alla Sicilia. Andando a vedere negli altri paesi dell’Europa, questi episodi, sono meno frequenti in quanto maggiori interventi sono destinati alla regimazione delle acque.
Come se ciò non bastasse chiunque sia proprietario di un immobile o di un appezzamento di terreno paga i tributi ai Consorzi di Bonifica, i quali sono preposti alla prevenzione dei danni da inondazione. Questi tributi sono vissuti dai cittadini come un’iniqua imposizione. L’Italia dei Valori si batte da tempo per l’abolizione di questi enti dei quali nell’ultima finanziaria è previsto un ridimensionamento, d’altro canto le loro competenze rientrano già in quelle istituzionali, la contribuzione invece potrebbe rientrare nella fiscalità generale.
Pertanto sarà nostro precipuo impegno, come prevede l’art. 62 della Legge Regionale 1 del 3/1/2005, sia in Consiglio Comunale nella stesura del piano strutturale, che in Consiglio Provinciale nell’elaborazione del Piano Territoriale di Coordinamento, procedere ad un’ampia disamina dei rischi idrogeologici, ma soprattutto, individuare precisi impegni di bilancio, per attuare quelle opere di messa in sicurezza del nostro territorio, affinché non si ripeta quello che è successo il giorno di Natale. Aurelio Donzella (foto), consigliere comunale dell'Italia dei Valori»
Commenti
Giacomo Fiaschi
E' davvero singolare la logica secondo la quale, dato l'aggravarsi di una malattia, si debba procedere con l'eliminazione dei presidi sanitari. Perché mai devono essere eliminati i consorzi di bonifica? Andrebbero, semmai, potenziati e resi più efficienti. Se non si riesce ad ottenere il miracolo della guarigione si pensa forse di abolire gli ospedali o la ricerca farmaceutica? Se i consorzi non funzionano a dovere (cosa da verificare, anche perché le conseguenze positive della prevenzione non fanno cronaca) bisogna chiedersi il perché. Gli anatèmi, così come i riti propiziatori, servivano a tenere a bada le società primitive. Oggi le cose sono un po' cambiate e, se i consorzi di bonifica non funzionano, c'è da chiedersi se potranno mai funzionare altre iniziative messe in opera attingendo ai fondi pubblici e affidate alla politica nostrana, vale a dire ai partiti. La verità, forse, sta nel fatto che un territorio dal quale l'agricoltura è stata bandita da decenni sta pagando il prezzo di una trasformazione scriteriata, dissennata, forsennata e dettata da un solo pensiero: quello di far soldi alla svelta. Proprio lo stesso pensiero che anima la volontà dei rapinatori. I mali si curano alla radice.
Inserito il 27/12/2009
Mirko Lafranceschina
Caro Donzella la penso come te, però chi và a dire ai tuoi alleati dei comuni vicini che da domani sarebbe preferibile abolire tutti i ”carrozzoni” che da anni servono da serbatoio per politici (sempre della stessa parte politica s'intende) trombati? Lafranceschina Mirko, consigliere comunale di Prato PdL
Inserito il 27/12/2009
Fabrizio Scarselli
Con determinazione dovrete riuscire ad abolire questi consorzi, totalmente inutili. Nessun potenziamento è cosa sensata. Le competenze in materia idraulica sono già della provincia e in questo senso si potrà accrescere l'operatività. Senza azione immediata, rischiamo soluzioni ”infuocate”.
Inserito il 28/12/2009
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Giacomo Fiaschi
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