Tunisi, 6 dicembre 2009 - Quando ho chiesto all’autista del taxi di raggiungere Place du Leader sembrava che gli avessi chiesto di andare su Marte. Il brav’uomo non aveva la più pallida idea di dove si trovasse quel luogo e così, trovandomi anch’io nella sua stessa situazione, non mi è restato altro da fare che chiedere lumi a padre Gian Battista Maffi, che mi stava aspettando all’Institut des Belles Lettres Arabes, l’IBLA, per avere qualche indicazione in più da dare all’autista.
"Prova chiedergli di portarti a Maâkal Ezzaïm - mi ha detto - e vedrai che capisce". Detto fatto: quel nome ha funzionato come una password e l’autista, tirato un sospiro di sollievo, ha subito imboccato la strada giusta. In dieci minuti sono arrivato in uno strano piazzale alberato, una specie di spartitraffico un po’ caotico dove, guardandomi intorno, non ho notato nulla che potesse in qualche modo farmi intuire la presenza dell’Institut.
Mentre stavo cominciando a coltivare qualche dubbio mi sento chiamare per nome e, con grande sollievo, riconosco padre Gian Battista. Lo raggiungo e, dopo aver imboccato uno stradino, entriamo in un vicolo cieco, una strettoia, in fondo al quale c’è un portone incorniciato da piastrelle in ceramica policroma. Eccoci, finalmente, all’IBLA.
Conoscevo già la storia dell’Istituto, il suo radicamento profondo nella realtà tunisina, ma solo dopo averne varcata la soglia mi son reso conto appieno di quanto fossero reali le cose che avevo letto. La sala di lettura della biblioteca di ricerca era quasi al completo di docenti e studenti universitari, frequentatori abituali della biblioteca, che possono, qui, accedere a testi difficilmente trovabili altrove.
Nata nel 1926, per iniziativa di padre Henri Marchal come centro di studi e ricerche per garantire ai Padri Bianchi una base formativa che oggi chiameremmo "multiculturale", anche allo scopo di prevenire quei problemi di dialogo che furono alla base dei primi insuccessi algerini, la prima sede non fu a Tunisi, ma a La Marsa, ad una ventina di chilometri dal centro della capitale.
Dopo un anno e mezzo si sposta a Tunisi e, nel 1931, prende il nome di Institut des Belles Lettres Arabes. Un anno dopo, nel 1932, l’IBLA trova la sua sede finale in un popolarissimo quartiere nei pressi di Bab Mnara e diventa subito non solo un centro di dialogo interculturale fra cistiani e musulmani, ma anche un punto di riferimento importantissimo per i giovani studenti, che vi trovano uno spazio ideale per la loro formazione extrascolastica.
Intere generazioni di futuri leaders nei più svariati campi, dall’economia alla scienza alla politica sono stati formati a questa vera e propria "scuola" nella quale hanno trovato accoglienza, ospitalità e, soprattutto, occasione di sviluppare una conoscenza approfondita delle radici sia cristiane che musulmane di un contesto già all’epoca segnato in modo profondo, e non senza problematiche diverse, da quella che oggi si chiama multiculturalità.
Da quasi un secolo l’IBLA raccoglie e conserva tutto quel che viene stampato in Tunisia: libri, riviste, giornali e pubblicazioni d’ogni genere vengono classificate, indicizzate e rese disponibili per quanti han necessità o voglia di fare ricerca. I tempi sono cambiati, e viene da chedersi quale sarebbe ai giorni nostri, nell’epoca della comunicazione multimediale, il progetto di padre Henri Marchal.
L’IBLA, oggi diretto da padre Jean Fontaine, resta comunque una pietra miliare nella storia della cultura del dialogo e, come tale, dovrebbe essere -a pieno titolo- considerato. Ne parlo spesso con l’amico padre Gian Battista Maffi, che da due anni è direttore della prestigiosa "Bibliotéque de Récherche" del’Istituto, luogo privilegiato del dialogo fra culture diverse.
Ma l’avvenire della biblioteca e dello stesso IBLA, nonostante il suo indiscutibile prestigio, è purtroppo incerto: sono pochi, infatti, oggi i Padri Bianchi disponibili per dedicarsi a questo genere di attività, che presuppone un livello formativo non comune ed un autentica vocazione alla "missione culturale".
E i problemi non finiscono qui: lo stato generale dell’edificio, la cui costruzione risale all’inizio del secolo scorso, comincia ad essere seriamente compromesso, soprattutto a causa dell’enorme mole di volumi che la Biblioteca ha accumulato in tutti questi anni, e un intervento di restauro conservativo diventa di giorno in giorno sempre più urgente. Non solo: la stessa ubicazione della Biblioteca non appare più adeguata in uno spazio divenuto ormai del tutto insufficiente a contenerla.
I problemi sono più d’uno, dunque, e il fatto che necessitino tutti di interventi pesanti ed improcrastinabili, ha trasformato l’urgenza in vera e propria emergenza. Se non verranno adottate misure in tempi brevi esiste il rischio di perdere per sempre questo Istituto che ha avuto e potrebbe continuare ad avere, oggi più che in passato, un posto di primo piano nello scenario del patrimonio culturale non solo tunisino, ma anche -e soprattutto- europeo.
Padre Gian Battista ha ben presente tutto ciò, ma non ne parla volentieri. Come tutte le persone di buon senso, preferisce spendere il suo tempo occupandosi di problemi sui quali può intervenire concretamente, evitando il più possibile di affrontare argomenti sui quali si finirebbe, inevitabilmente, di giungere a conclusioni deprimenti perché "inconcludenti", almeno sotto il punto di vista pratico. E allora è meglio continuare a prendersi cura delle cose sulle quali si può intervenire, come il restauro dei libri e la loro riclassificazione.
Negli ultimi anni, anche sotto questo aspetto, la situazione si è aggravata. Non sarà la soluzione finale dei problemi dell’IBLA, è vero, ma intanto, almeno in questo caso, trova luogo quell’agere sequitur esse senza il quale le parole restano parole, i fatti utopie, e le speranze illusioni.
Commenti
Marcella Gori
Un vero peccato che rischi di scomparire un centro così prestigioso ed importante per gli studi e gli approfondimenti sulla multiculturalità. L'incontro-scontro di culture è il tema più attuale e dibattuto, vista la realtà sociale che ci richiama all'integrazione e al dialogo.Spesso della parola integrazione viene fatto un uso improprio,ad uso e consumo del politico di turno che vuol mostrarsi in sintonia con un tema molto in voga oggi.In realtà il termine richiama un progetto molto complesso,che richiede validi esperti e studiosi della materia.E'proprio una istituzione come l'IBLA che può colmare il vuoto rappresentato dalla necessità di dialogo fra le genti e le scarse conoscenze che si hanno delle diverse realtà. Sarebbe buona cosa se i nostri ragazzi forniti di titoli di studio e ancora in cerca di occupazione si recassero a Tunisi a dare una mano a questi padri.E sarebbe opportuno che qualcuno di buona volontà si attivasse economicamente perchè non venga disperso questo notevole patrimonio culturale.
Inserito il 07/12/2009
Luisa Peris
E' veramente un bel servizio, una realtà sicuramente molto interessante ed è molto vera l'affermazione finale! Grazie a Giacomo Fiaschi
Inserito il 07/12/2009
Gian Battista Maffi
Grazie, signora Marcella. Sarei lieto di poterla incontrare qui all'IBLA per conoscere dal vivo la realtà dell'INCONTRO TRA CULTURE. Sono un pellegrino del mondo, mendicante dell'ospitalità: Per questo apprezzo chi, come lei, sa valutare il lavoro di chi, nel silenzio, aggiunge un piccolissimo mattone alla costruzione di un mondo di pace, di rispetto e dignità. Mi permetto di suggerirle la lettura di ”Un mondo senza regole” (Amin Maalouf): una lettura intelligente dell'oggi che ci è dato. P. Gian Battista Maffi
Inserito il 08/12/2009
Marcella Gori
La ringrazio vivamente, Padre, per la lettura consigliata. Mi è gradito inviarle i migliori auguri per il proseguimento della Sua importante opera in seno all'IBLA, insieme a quelli di Buon Natale e Buon Anno.
Inserito il 09/12/2009
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Marcella Gori
Un vero peccato che rischi di scomparire un centro così prestigioso ed importante per gli studi e gli approfondimenti sulla multiculturalità. L'incontro-scontro di culture è il tema più attuale e dibattuto, vista la realtà sociale che ci richiama all'integrazione e al dialogo.Spesso della parola integrazione viene fatto un uso improprio,ad uso e consumo del politico di turno che vuol mostrarsi in sintonia con un tema molto in voga oggi.In realtà il termine richiama un progetto molto complesso,che richiede validi esperti e studiosi della materia.E'proprio una istituzione come l'IBLA che può colmare il vuoto rappresentato dalla necessità di dialogo fra le genti e le scarse conoscenze che si hanno delle diverse realtà. Sarebbe buona cosa se i nostri ragazzi forniti di titoli di studio e ancora in cerca di occupazione si recassero a Tunisi a dare una mano a questi padri.E sarebbe opportuno che qualcuno di buona volontà si attivasse economicamente perchè non venga disperso questo notevole patrimonio culturale.