Tunisi, 17 dicembre 2009 - Il dolore, nella sua orrenda sacralità, chiede solo due cose: silenzio e solidarietà. Due immagini del dolore, facce opposte della stessa medaglia, hanno scosso in questi giorni la coscienza di ogni italiano perbene: quella di Silvio Berlusconi con il volto insanguinato e quella del volto del padre dell’aggressore. Due volti che esprimono una sofferenza profonda, incredula e sbigottita di fronte alla stessa domanda: perché tanto odio?
E’ una domanda importante, che esige una risposta, perché alla radice dell’intolleranza, alla base di ogni manifestazione di violenza, sia essa fisica che verbale (a volte una parola riesce a far più male di una bastonata), c’è sempre - anche se non soltanto - l’odio. Odio che, quando è coltivato dalla stupidità e dalla follia, si trasforma immediatamente in atti e parole feroci. Odio che può nascere da sentimenti diversi e che non sempre ha origine dalla cattiveria vera e propria.
Anzi, nella maggior parte dei casi, si presenta come un forma degenerativa di sentimenti, in origine, buoni. Pensiamo, per esempio, a quante volte l’amore stesso si muta in odio. O l’ammirazione che, una volta trasformatasi in invidia, diventa odio profondo, viscerale. Alle radice dell’odio c’è sempre una patologia, un male oscuro proprio dell’uomo. Un male che, in quanto tale, dovrebbe sempre essere curato e che mai, in nessun caso e per nessun motivo, dovrebbe essere accettato come un fatto normale, come una componente dinamica di un comportamento socialmente e individualmente fisiologico.
L’odio, in quanto tale, è un fatto patologico e mai, in nessun caso, può essere all’origine di un bene. Dall’odio può venir fuori solo il male. E’ molto triste dover scrivere queste parole. Eppure bisogna farlo, anche perché l’odio sembra esser diventato il cibo quotidiano con il quale si nutre il pensiero dell’intellighentsia italiana. I savonarola che per anni, soprattutto dai pulpiti della televisione, hanno tuonato contro il buonismo hanno, di fatto, tessuto le lodi del cattivismo incitando all’odio. C’è chi lo ha fatto apertamente, ma non è mancato chi lo ha fatto in modo più subdolo e, pertanto, più pericoloso.
Per decenni i quaresimalisti del tubo catodico hanno conquistato gli animi sbrodolando sentimentalismo a iosa. C’è stato chi, ad esempio, dopo aver commosso gli animi delle casalinghe più o meno disperate accarezzando teneri cuccioli di cani, ha letteralmente cannibalizzato i propri avversari, o soltanto chi gli stava antipatico, distruggendone senza ritegno e senza alcuna pietà l’immagine. Ama il cucciolo di cane o di gatto e poi odia pure tranquillamente gli esseri umani quanto ti pare. Fai una carezza a un cane e ti sentirai in pace se pugnali alle spalle chi vuoi. Fai un’offerta per i diversamente abili e potrai infierire senza nessun rimorso contro il tuo avversario.
Questi, nella sostanza, sono i messaggi -neanche tanto subliminali- che per anni sono stati predicati dagli innumerevoli laicissimi pulpiti del belpaese. Visto l’andazzo generale, i faraoni e le serenissime di quest’Italia repubblicana nelle istituzioni e sempre più feudale che mai nell’anima, hanno cavalcato l’onda della moda e si sono sfidati a vicenda in chi riusciva a dar miglior prova d’odio. Tutti, nessuno escluso. Compresi coloro che, diventati esperti nel condannar l’odio altrui sono stati campioni nell’esercitare il proprio. C’è stato chi lo ha fatto in modo elegante, surrettizio e strisciante e chi lo ha fatto in modo sgangherato e balordo.
Qualcuno lo ha predicato usando le maniere fini e un linguaggio elegante, e qualcunaltro con modi rozzi e con linguaggio volgare. Ma il messaggio è sempre stato lo stesso: ama chi la pensa come te e odia chi la pensa in modo diverso, perché chi la pensa come te è il bene, chi non la pensa come te è il male. Ovviamente ognuno, libero di pensarla come vuole, si è sentito legittimato ad odiare il male, vale a dire chi non la pensa come lui, e in pochi anni tutti hanno trovato una giustificazione nell’odiare tutti, magari mentre accarezzano teneramente un cucciolo abbandonato e fanno un’offerta via sms col telefonino a qualche onlus. In questo modo la videocoscienza è a posto.
E’ arrivato il momento di dire, anzi di gridare a squarciagola se necessario, che l’odio è un male e che odiare il prossimo è un crimine. Di più: è il crimine più efferato, il delitto più orrendo, il reato più schifoso che si possa immaginare. Ed è tale proprio perché non è identificabile in un atto preciso, e pertanto nessun codice penale potrà mai perseguirlo in quanto tale. Essendo l’odio una delle cause principale di ogni delitto contro la persona la legge può perseguirlo solo quando, trasformatosi in un’atto, diventa cosa concreta, storica e, in quanto tale, processabile.
Quando un imbecille sostiene che l’odio non è un reato e che è ammissibile odiare un avversario politico, dobbiamo aver solo compassione di lui. Anche se scrive e parla in modo convincente: da Gorgia in poi sappiamo che i sofisti sono spacciatori di falsità. Purtroppo son passati duemilacinquecento anni ma ci caschiamo sempre. L’errore peggiore, imperdonabile, è quello di eleggerli nostri rappresentanti nelle istituzioni o, peggio ancora, di considerarli maestri di vita e di pensiero. E scusate il disturbo.
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