Assistenza domiciliare, al via un progetto della Società della Salute

Prato, 16 gennaio 2010 - E' stato presentato questa mattina il protocollo d'intesa firmato da Regione Toscana e Società della Salute Pratese per il progetto Dopo l'ospedale meglio a casa. L'accordo, siglato dall'assessore regionale Enrico Rossi e il presidente della Società della Salute (SdS), Dante Mondanelli (foto a destra), prevede fino a 250mila euro di investimento di risorse regionali per l'assistenza domicialiare - da trenta a quarantacinque giorni - a pazienti, dimessi dal ricovero ospedaliero, ai quali sono ancora necessarie cure e attenzione da parte dei sanitari.
 
Il progetto, la cui sperimentazione durerà un anno e per il quale sono previsti circa 120 utenti - per lo più anziani con livelli parziali di autosuffcienza e problemi di deambulazione a seguito di un trauma o di un intervento chirurgico -, prevede tre livelli di assistenza domiciliare. Al primo, con un intervento al giorno di un'ora e mezzo da parte di un operatore, principalmente un fisioterapista, accederanno persone con livelli di autosufficienza parziale e con una rete familiare presente e collaborante nella gestione del carico assistenziale (ad esempio un coniuge autosufficiente e figli lavoratori conviventi).
 
Al secondo avranno accesso persone con autosufficienza parziale, aventi una famiglia con limitata capacità nella gestione del carico assistenziale (ad esempio un coniuge anziano e figli lavoratori non conviventi); si tratta in questo caso di due interventi al giorno di un operatore, uno di un'ora e mezzo al mattino e uno di mezz'ora al pomeriggio. Al terzo livello saranno destinate persone non autosufficienti con una rete familiare presente e collaborante. Si tratta in questo caso di due interventi al giorno, uno di un'ora e mezzo al mattino e uno di un'ora al pomeriggio. In casi più gravi, dopo il ricovoro ospedaliero, è invece necessario un diverso percorso di recupero che passa attraverso l'utilizzo delle Residenze Sanitarie Assistite.
 
Profondamente soddisfato della pronta operatività del progetto si è detto il presidente della Società della Salute Pratese, l'assessore Dante Mondanelli: «Sono davvero contento - ha detto - che questo percorso abbia inizio appena dopo pochi mesi la nuova conduzione della Società della Salute, non tanto nella persona quanto sotto il profilo pratico visto che è finita la fase sperimentale della stessa. Lo avevamo affermato in campagna elettorale e abbiamo subito mantenuto la promessa di una particolare attenzione al settore socio-assistenziale».
 
«Questo progetto - ha continuato l'assessore - ci consentirà di rispondere ad un problema che le famiglie sentono moltissimo, ovvero il rientro a domicilio di situazioni che sono finite dal punto di vista della fase acuta dell'ospedalizzazione ma che non hanno sufficiente autonomia. Si tratta di un servizio che comincia all'interno dell'ospedale. Un gruppo di professionisti valuterà quali sono le situazioni che più possono beneficiare di questo. I soggetti dovranno avere indicativamente più di 65 anni, con fratture ossee in particolare di femore o con disturbi cognitivo-comportamentali; vale a dire quel classico squilibrio che il paziente anziano più avere a seguito del ricovero. Si tratta, in definitiva, di un supporto pratico e diretto alla famiglia all'interno dell'abitazione del malato».
 
Alla conferenza stampa di presentazione del progetto erano presenti Lorenzo Roti, coordinatore del Punto Unico di Accesso dell'Asl, Antonio Avitabile, neo Direttore della Società della Salute, e Luigi Biancalani (foto a destra), Presidente dell'Ordine dei Medici di Prato. In particolare il Dottor Biancalani ha espresso parole di plauso per questa operazione: «E' un primo passo - ha affermato - piccolo ma importante, che va nella direzione giusta che da tempo chiedevamo perché risponde più a logiche di assistenziali rispetto a quelle meramente sanitarie».


Commenti


Stefano Becocci

Considerando il tutto, con assolutà positività, vi era una drammatica necessità (da anni) che ciò accadesse, ma aspettando che il tutto venga messo alla prova dei fatti, ossia sostanziato materialmente, per dare reale sollievo alle famiglie che vengono a trovarsi in tali situazioni, fino ad oggi dimenticate. Chiedo: ma per le famiglie che hanno malati cronici al domicilio da anni e che poi oltretutto sono anche non autosufficenti, (pazienti in ADI per intenderci) ed alle quali ad oggi viene fornito solo un residuale servizio infermieristico, cambio catetere e piccole medicazioni, alle quali sono stati tagliati pure le pur misere integrazioni economiche, e che della presa in ”carico” dei servizi sociali non ne vedono nemmeno l'ombra, anzi molto spesso ne sono in conflitto, orbene, ne dobbiamo soltanto aspettare la ”dipartita”, per risolvere il ”problema”? A queste famiglie sono negati i diritti fondamentali del nostro ordinamento (art 3 Cost), sono spesso ridotte in situazione di povertà economica, vedi rette RSA ecc. avendo solo commesso il grave ”reato” di mettere in pratica le leggi di Dio e degli uomini.
Inserito il 19/01/2010

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