Prato, 19 gennaio 2010 - Blitz questa mattina a Chinatown, in via Rossini, una traversa di via Pistoiese. La strada è stata stata letteralmente "bloccata" per tutto il giorno dalle forze dell'ordine (Polizia di Stato, Carabinieri, Forestale, Esercito, Polizia Monicipale) che hanno effettuato un maxi-controllo nelle imprese gestite da cittadini cinesi.
Nell'operazione, coordinata dal vicequestore aggiunto Fabio Pichierri, sono stati impiegati complessivamente oltre 150 uomini (ma era presente personale anche dei vigili del fuoco, dell'Inps, dell'Inail e dell'Asl). Sono state controllate più di trenta impresedove persone di etnia orientale sono stati trovati a lavorare e vivere, in violazione alle più elementari norme sulla sicurezza sul lavoro, a quelle igienico-sanitarie, a quelle antincendio, oltre a quelle in materia di edilizia e destinazione d'uso dei locali.
Sono state identificate circa duecento persone, rintracciati 65 clandestini di 7 sono stati arrestati. Arrestato anche un cinese per sfruttamento della manodopera clandestina. Nel corso dell'operazione sono stati inoltre sequestrati 550 macchinari ed un centinaio di bombole di gpl.
Il blitz nella Chinatown pratese dimostra che lo Stato ha deciso di far sentire con forza la sua presenza in una zona da troppi anni enclave di illegalità e di immigrazione clandestina. Finalmente si manifesta una piena e comune volontà da parte del governo nazionale e della giunta comunale di far rispettare la legge, e i continui controlli messi in atto da sei mesi ad oggi stanno dando risultati che finora erano mancati, ponendo così le condizioni per stroncare il circuito della concorrenza sleale e del lavoro nero, precondizione indispensabile per una reale integrazione. E' stata, quella di oggi, la risposta più appropriata alla richiesta interessata del console cinese di Firenze, di una moratoria per le aziende cinesi. La moratoria, in effetti, i cinesi di Prato l'hanno già avuta, ed è durata venti anni, causando solo, però, un aumento esponenziale dell'illegalità e del numero dei clandestini. Quella tracciata in questi mesi è dunque una strada senza ritorno, perché senza piena legalità non c'è possibilità di sviluppo. Il Pdl pratese ringrazia le forze dell'ordine per il loro strenuo e costante impegno nella lotta all'illegalità.
Inserito il 20/01/2010
Claudio Lando Paoletti
Pensieri in libertà: pagherei 50 mensilità, (si dico cinquanta!) del mio stipendio a chiunque mi spiegasse a fondo le ragioni pe le quali mai precedentemente si era dedicata tanta attenzione al problema della illegalità economica e sociale in una città come Prato. Veramente, sono probabilmente, o senza il probabilmente, duro di comprendonio e non riesco a capire in base a quale ragionamento politico, sociale, economico, culturale, religioso, un ”Politico” od un ”Amministratore” od un appartenente alla ”Prato che conta”, possa aver sottovalutato o taciuto, o ignorato, tutto quello che è successo a Prato negli ultimi 15-20 anni ed in modo particolare dal 2000 ad oggi. Non ne ho sentiti uno, dico uno, anzi neppure ”mezzo”, sostenere di aver sbagliato, errato, sottovalutato, ignorato, aver fatto poco di quel che poteva fare! Aggiungo una notizia ”nota” esplicitata oggi su di un quotidiano nazionale: nel 2008, anno di crisi nera, statisticamente ogni immigrato a Prato ha effettuato rimesse in Patria ben quasi 15mila Euro! Oltre 1.200 Euro al mese! Ma non si conoscevano tali dati? Da dove vengono tanti soldi? Allora ogni immigrato a Prato guadagna al mese ben oltre 2.500 Euro circa, per permettersi rimesse in Patria di tale entità! Non lo sapevo: è il nostro, il Paese del ”Bengodi” e Prato ne è la capitale!
Inserito il 20/01/2010
Damiano Baroncelli
Caro Sig. Paoletti, a quanto mi risulta, i primi dati significativi sull'entità del fenomeno economico del distretto parallelo sono stati pubblicati nel libro della giornalista Silvia Pieraccini nel 2008. Quella pubblicazione è la prima ricerca con la quale si è potuto ragionare sui numeri del fenomeno e non su parziali sensazioni e scontri ideologici. Fino ad allora sono stati compiuti principalmente studi etnografici e sociologici nella auspicabile prospettiva dell'integrazione degli immigrati stranieri e cinesi. Fossi membro dell'attuale amministrazione non avrei nessuna esitazione ad investire qualche decina di migliaia di euro in recerche economiche e giuridiche sul fenomeno immigratorio a Prato ed in particolare sulla ”colonia cinese” e sui suoi effetti economici sul tessuto cittadino. Einaudi scriveva: ”conoscere per deliberare”. A Prato si è invece deliberato (quando lo si è fatto) senza avere una generale comprensione del fenomeno in atto. Questo fa parte purtroppo di molta superficialità e pressappochìsmo che ci circonda. So che l'attuale amministrazione è stata contattata per investire nei campi di ricerca ancora scoperti. Vediamo se saprà rispondere affermativamente.
Inserito il 20/01/2010
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Riccardo Mazzoni - Coordinatore provinciale PDL Prato
Il blitz nella Chinatown pratese dimostra che lo Stato ha deciso di far sentire con forza la sua presenza in una zona da troppi anni enclave di illegalità e di immigrazione clandestina. Finalmente si manifesta una piena e comune volontà da parte del governo nazionale e della giunta comunale di far rispettare la legge, e i continui controlli messi in atto da sei mesi ad oggi stanno dando risultati che finora erano mancati, ponendo così le condizioni per stroncare il circuito della concorrenza sleale e del lavoro nero, precondizione indispensabile per una reale integrazione. E' stata, quella di oggi, la risposta più appropriata alla richiesta interessata del console cinese di Firenze, di una moratoria per le aziende cinesi. La moratoria, in effetti, i cinesi di Prato l'hanno già avuta, ed è durata venti anni, causando solo, però, un aumento esponenziale dell'illegalità e del numero dei clandestini. Quella tracciata in questi mesi è dunque una strada senza ritorno, perché senza piena legalità non c'è possibilità di sviluppo. Il Pdl pratese ringrazia le forze dell'ordine per il loro strenuo e costante impegno nella lotta all'illegalità.