Bancartotta fraudolenta della Tacconi Sport, arresti domiciliari per cinque degli indagati

Prato, 15 febbraio 2010 - La V sezione penale della Corte Suprema di Cassazione ha respinto la maggior parte dei ricorsi presentati dagli indagati per il fallimento della Tacconi Sport di Prato e di altre società operanti sotto la medesima insegna rendendo di fatto esecutiva la sentenza del Tribunale Distrettuale del Riesame di Firenze che prevedeva l’applicazione di misure restrittive della libertà personale nei confronti di quattordici indagati.
 
Gli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Prato, hanno consegnato agli arresti domiciliari alcuni membri della famiglia Tacconi, nonché un commercialista di Arezzo ed hanno notificato altre sei ordinanze restrittive delle libertà personali ad altrettanti soggetti che si erano alternati nell’amministrazione di varie società del gruppo Tacconi, per i quali la Suprema Corte non ha riconosciuto l’estraneità ai fatti che hanno portato al fallimento della Firenze Sport Ski di Prato e di altre società operanti sotto l’insegna Tacconi Sport creando fraudolentemente una voragine finanziaria di oltre 20milioni di euro a danno dei fornitori ma anche e soprattutto dell’Amministrazione Finanziaria.
 
Queste erano le conclusioni a cui era arrivata la Procura della Repubblica di Prato, sulla scorta delle indagini delegate al Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza e delle relazioni del curatore fallimentare, ipotizzando l’associazione per delinquere finalizzata alla bancarotta fraudolenta e la sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte.
 
Le indagini svolte hanno permesso di appurare che pochi mesi prima dell’avvio della procedura fallimentare la Firenze Sport Ski aveva trasferito la propria sede a Londr, al fine di sottrarsi, oltre che a debiti maturati per circa duemilioni di euro nei confronti di vari fornitori, al pagamento di imposte e sanzioni iscritte a ruolo e divenute definitive per quasi cinquemilioni di euro dovuti da crediti Iva inesistenti accertati dall’Agenzia delle Entrate per gli anni 2004 e 2005 ma non ancora materialmente riscossi.
 
Le capillari ricostruzioni delle Fiamme Gialle, estese anche a tutte le consorelle della ditta fallita, hanno permesso di rilevare analoghe situazioni debitorie nei confronti del Fisco per complessivi 19milioni di euro per le altre sette società di capitali riconducibili alla famiglia Tacconi.
 
Anch’esse, per sottrarsi al pagamento dei debiti erariali divenuti ormai definitivi e derivanti da accertamenti fiscali parallelamente svolti da diversi uffici locali dell’Agenzia delle Entrate per crediti Iva fittizi originati dall’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti ricevute ed emesse nei confronti di aziende comunitarie di fatto inattive, risultano aver dolosamente cessato le proprie attività in Italia con conseguente trasferimento fraudolento della sede all’estero, previo affitto d’azienda in favore di new company costituite ad hoc con intestazione fiduciaria del capitale sociale ma di fatto possedute ed amministrate dallo stesso sodalizio sotto l’insegna Tacconi Sport.


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