Prato, 8 febbraio 2010 - Le ore autorizzate di cassa integrazione sono solo un indicatore ipotetico dell’andamento del lavoro: fortunatamente non sempre si trasformano in ore fruite. Però i dati più recenti non inducono all’ottimismo (Elaborazione Area studi dell’Unione Industriale Pratese su dati Inps).
«Le ore autorizzate nel periodo ottobre 2009-gennaio 2010 segnano un incremento del 261,3% sul complesso dei settori – commenta il Vicepresidente dell’Unione Industriale Pratese Riccardo Matteini – Parliamo di valori tendenziali, quindi calcolati rispetto al quadrimestre corrispondente, ottobre 2008-gennaio 2009. Il tessile supera il 200% con un monte ore sopra le 800.000, l’edilizia in complesso è a +297,5%. Quanto alla meccanica, nello stesso periodo è passata da 120 ore a 74.744 ore».
«Purtroppo si confermano le previsioni più pessimistiche: ripresa flebile e sostanzialmente priva di effetti positivi sull’occupazione - conclude Matteini -. In questo quadro, è evidentemente non praticabile l’ipotesi ventilata nei giorni scorsi che le risorse per gli ammortizzatori sociali già destinate a Prato vengano riattribuite a tutto il territorio toscano. Purtroppo di queste risorse il distretto avrà bisogno, molto bisogno».
A rendere non percorribile questa eventualità sono del resto non solo le condizioni di eccezionale gravità riscontrabili nel distretto pratese, ma anche un aspetto formale importante: i fondi disponibili sono anche il residuo delle risorse messe a disposizione espressamente per la cassa integrazione straordinaria in deroga nelle imprese del settore moda, calzature e orafo. E’ evidente quindi che Prato debba fruirne quantomeno per la quota parte – amplissima – che il distretto rappresenta per il settore a livello regionale.
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