Firenze, 18 febbraio 2010 - Lo show in campo lo hanno visto tutti. Soprattutto quello dell'arbitro norvegese Ovrebo e del suo assistente di linea, che mercoledì sera hanno danneggiato clamorosamente la Fiorentina nell'ottavo di finale di andata di Champion's League. Sul campo hanno vinto i tedeschi o forse sarebbe meglio dire i norvegesi. In generale però, ha vinto lo stadio. L'Allianz Arena. Quest'ultimo è il vero spettacolo, il fiore all'occhiello di una società gloriosa come il Bayern Monaco e di una città, Monaco di Baviera, ospitale e, secondo il pensiero generale e forse superficiale, meno tedesca di quello che si pensi.
La struttura è imponente, un enorme catino che all'esterno cambia colore: rosso quando vi gioca il Bayern, blu quando è il Monaco 1860 a esibirsi. Ma è anche tutto quello che lo circonda e che esso contiene, oltre agli spalti, che stupisce per efficienza, modernità e marketing, Una fermata della metro, Frottmaning, accoglie ogni cinque minuti i treni per trasportare i tifosi a meno di un chilometro dalla struttura, che a vederla illuminata di rosso da lontano sembra incandescente.
Accanto alla metropolitana un enorme palazzo di cinque piani, adibito a parcheggio custodito per le auto. I tifosi si avviano insieme verso lo stadio, che sia la loro fede calcistica rossa, blu o viola; tutti insieme, controllati due volte prima di entrare. Impossibile, anche se è la prima volta che uno vi si reca, non capire dove andarsi a sedere e quali scale salire, perchè una decina di hostes per settore ti indicano, in tre lingue, come e dove andare. Ci sono gli ascensori, perchè arrivare in cima al terzo anello è dura in uno stadio da settantamila posti. Ma è un particolare e in fondo qualche scalino è tutta salute, per i più giovani ovviamente.
Giunti al varco, da cui già intravedi il terreno di gioco, per accedere al tuo seggiolino, tre steward si affacciano con te per indicarti, in tre lingue anch'essi, dove andarti a sedere. A quel punto, il biglietto puoi anche gettarlo. Se sei arrivato fin lassù significa che sei a posto, che non hai barato, che hai pagato un regolare permesso per vederti la partita. In Italia, se scendi le scalette per andare al bar a prendere un caffè, devi riesibire il biglietto strappato all'entrata, e lo devi tirar fuori di nuovo quando risali sugli spalti. Fa parte della cultura del sospetto, ma divagheremmo troppo.
A proposito, nel servizio di bevande e cibo per i tifosi, manca solo il cameriere con giacca e papillon. Vuoi un hotdog? Una birra? Una coca? Nessun problema, accanto al bar tre dipendenti dotate di altrettanti computer ti forniscono una carta prepagata, che carichi te, sul posto, secondo il bisogno: 5, 10 e 20 euro. Loro te la consegnano e da quella ai bar ti scalano i soldi. Geniale per il marketing, perchè non è detto che uno spenda tutto il budget inserito. Tutti soldi freschi per la società. Anche al bar sono poliglotti. Pensi agli stadi italiani e ti viene da ridere.
Provino in Italia, un inglese o un tedesco, a chiedere un panino al barista o allo steward dov'è la fila 18. Meglio portarsi un vocabolario bilingue o una bussola. Finita la gara, tutti escono subito, anche gli ospiti, tutti insieme. A San Siro o all'Olimpico, prima che un tifoso "fuori casa" se ne possa andare, deve attendere che i locali siano usciti ed andati via. Si attende un'ora. Qua a Monaco, tutti, mescolati, si avviano alle macchine, ai taxi, alla metropolitana. I più fascinorosi al massimo urlano contro l'arbitro che l'ha combinata grossa, i tedeschi che hanno bevuto più birra cantano qualche motivetto bavarese.
E ancora tutti si chiedono quale sia il motivo per cui in Italia la violenza negli stadi non è stata annientata. E'un problema di cultura, è vero. Ma la cultura si cambia, tramite impianti e servizi adeguati. Soprattutto con la certezza della pena qualora si sgarri. Chi lancia qualcosa dentro l'Allianz Arena, viene portato via entro cinque minuti e processato. In Italia chi lancia una bomba carta viene applaudito come se fosse l'ultimo dell'anno, al massimo si becca il blocco della trasferta la settimana seguente. Invece, a Monaco, si entra e si esce tutti insieme...E non succede mai niente, dopo aver visto una partita in uno degli stadi più belli del mondo.
Commenti
David Tomada
Gentile Enrico, Monaco di Baviera è, a mio modesto giudizio, uno dei luoghi più belli del pianeta in cui vivere. Pulizia, rispetto e civiltà vanno perfettamente d'accordo con la gioia di vivere. Io dico la mia. Vorrei che la nostra Prato fosse ”più tedesca”, non di tanto, quel poco che basti a viverci con più dignità. A proposito, i simpatici giovincelli di Piazza delle Carceri sono tornati a imbrattare la Basilica. In poche città teutoniche credo ciò possa essere - ripetutamente - permesso. Buona giornata a tutti..
Inserito il 23/02/2010
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David Tomada
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