Lucchesi (Uip): «Per i filati da maglieria ci aspettiamo un 2010 difficile ma con buone prospettive»

Prato, 5 febbraio 2010 - L’Area Studi dell’Unione Industriale Pratese ha svolto nella seconda metà di gennaio, in concomitanza con Pitti Filati e alle altre fiere tessili, un’indagine congiunturale rapida chiedendo a 150 industrie produttrici tessili finali di tracciare un primo consuntivo del 2009 e anticipare le prospettive per il 2010. E’ stato monitorato anche il comparto della produzione di filati per maglieria.
 
I filatori pratesi si sono presentati alla 66a edizione di Pitti Immagine Filati come di consueto con un folto drappello di imprese (25 aziende su 100 espositori totali), confermando la centralità del nostro distretto in questa tipologia di prodotti in una fiera che presenta l’eccellenza dei filati a livello mondiale. A Prato il settore della produzione di filati per maglieria conta circa 105 lanifici, 1.500 addetti diretti, 450 milioni di fatturato di cui il 40% all’export.
 
 
L’export tessile nazionale ha perso nel periodo gennaio settembre 2009 il -25,3% a fronte del -22,9% del totale tessile pratese, mentre le vendite all’estero di filati del distretto pratese nel periodo gennaio-settembre 2009 hanno chiuso con una variazione tendenziale pari al -10,9% quando a livello nazionale si sono contratte del -26,3%.
 
Nella rilevazione congiunturale rapida, in linea con l’andamento negativo di tutti gli indicatori congiunturali indiretti, si sono rilevate forti contrazioni di fatturato tra le imprese tessili intervistate; ben il 70,8% dichiara di chiudere il 2009 con significative variazioni negative dei ricavi. Per quanto riguarda i produttori di filati la contrazione marcata del fatturato ha riguardato il 56,6% delle aziende.
 
Guardando al 2010, il 36,8% dei produttori di filato intervistati prevede un miglioramento per il mercato italiano rispetto al tenore complessivo del 2009(secondo il restante 63,2% non interverrà nessun cambiamento; nessuno pensa ad andamenti peggiori). Per le vendite all’estero, il 21,1% dei filatori vede un 2010 migliore rispetto al 2009 mentre il 5,3% vede un ulteriore deterioramento.
 
Il giudizio "assoluto" dei produttori di filati sull’andamento generale della produzione nei prossimi mesi, vede un 21,1% che dichiarano che la stagione produttiva sarà "buona", per il 63,2% le prospettive non presentano né positive o negative, il 15,8% vede prospettive negative: il saldo ottimisti-ottimisti si riporta quindi in campo positivo (+5.3%). A Pitti Filati c’è stato in chiusura un incremento complessivo di visitatori del 2% e il numero dei buyer italiani è aumentato del 4,7%, mentre per l’estero si sono confermati i livelli dell’ultima edizione.
 
Francesco Lucchesi, Presidente della sezione Produttori di Filati dell’Unione Industriale Pratese, commenta: «Per noi è stata una edizione di Pitti Filati migliore delle aspettative, considerando che sono state presentate collezioni della Primavera Estate 2011, non favorevoli alle nostre produzioni prevalentemente laniere. Gli elementi di competitività dei filatori italiani che si sono riconfermati determinanti per il buon andamento della fiera sono la qualità, innovazione, una estenuante ricerca sul prodotto».
 
«Ora che i dati previsionali e l’andamento della fiera fanno pensare che il peggio sia passato - continua Lucchesi -, dobbiamo ricordare che si riparte da livelli produttivi inferiori a quelli degli anni 90, e molte delle imprese rimaste sono in affanno; c’è l’incognita degli effetti che la disoccupazione potrebbe avere sulle famiglie, l’aumento della propensione al risparmio che tende a frenare la crescita dei consumi, il deprezzamento del dollaro i cui effetti si sono scaricati in gran parte sull’Euro e che indeboliscono la competitività dei prodotti pratesi, e non ultimo l’aumento dei prezzi delle materie prime attualmente in corso, comprese le fibre tessili. Dal lato imprese, inoltre, poiché non sono stati fatti concreti interventi per aiutare un settore tuttora in crisi, persistono ancora notevoli problemi bancari e assicurativi che potrebbero inficiare alla base la capacità delle imprese di agganciare la ripresa».
 
Gli imprenditori intervistati a gennaio, in ogni caso allocano l’inizio della ripresa per la maggior parte oltre l’anno in corso (il 52,6%), mentre la restante parte crede che l’inizio della ripresa si posizioni nel 2010, anche se alcuni hanno precisato che sarà nella seconda metà dell’anno. Conclude Lucchesi: «Ci aspettiamo un 2010 difficile ma con buone prospettive per il rinnovato interesse dei gruppi esteri a spostare parte delle produzioni in Europa, favorendo quindi la vendita dei filati italiani, e soprattutto confidiamo nella tendenza favorevole che investe lo specifico comparto della maglieria».


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