Prato, 5 febbraio 2010 - Vi dico perché la gente non legge i giornali, è per lo stesso motivo per cui si tiene alla larga anche dai telegiornali e facendo zapping
finisce intrappolata nelle spire del grande fratello, limbo mediatico che rappresenta i nostri desideri nascosti: una casa chiusa dove il mondo non entra e non si sa più nulla di nulla. La verità è che la gente ha paura, fosse solo della vita difficile o del futuro incerto sarebbe giustificato ogni stato d’ansia. No, temiamo più di ogni altra cosa la brutta notizia, quella che ti aspetta fuori dall’edicola accanto a casa.
Non puoi fare a meno di guardare perché ci passi davanti due volte al giorno e sai bene che se anche la ignori, la brutta notizia ti osserva comunque e ti rincorre fino alla locandina dopo, quella all’angolo con il semaforo dove ti fermi col rosso. Lì ti prende alla gola, e se non ti strangola subito ti fa almeno diventare cianotico. A volte è la vergogna a volte è la bile. Capita di leggere le intestazioni passando di corsa e sei nello sgomento, forse non hai capito bene, c’è uno sbaglio sicuro, e per capire vorresti comprarti subito tutte le copie della città e leggerle tutte insieme. Allora ti fermi, leggi e il respiro ti manca davvero.
Fallisce storico lanificio – in preda all’angoscia ti chiedi: Oddio siamo noi? No, non siamo ancora nella lista dei morti ammazzati e dovresti stare meglio, ma il dolore allo stomaco non passa. A volte va peggio: il lunedì con il resoconto delle giovani vite rimaste per strada o se leggi di qualcuno che magari era con te in pizzeria due sabati prima e che si è sparato per disperazione.
Oggi c’era dell’altro e mi ha avvelenato la giornata che pareva cominciata bene, dato che la temperatura è risalita e non c’è neanche bisogno di uscire con la bottiglia d’acqua per sghiacciare il parabrezza. Il professor Tozzi non ha più spazio per i suoi pappagalli, e così progettano di vendersi Galceti e per giustificare l’impresa e renderla appetibile parlano di appartamenti, un doppio museo, e anche un albergo (dove li mettiamo tutti quelli che verranno per i pappagalli?).
La notizia non era neanche nuova, era rimbalzata sulla prima pagina da un progetto già presentato nel 2006. Se non ne avevano fatto niente era perché tutto parlava da solo (nonostante i trecento appartamenti fossero subito retrocessi a cento, per un temuto e comprensibile lancio di uova e verdura). Ma adesso leggo: valuteremo, e vuol dire che potrebbe accadere.
Salendo dalla ciclabile il Monteferrato rimane imponente proprio dietro il carcere. Da lontano azzurro rotondo e perfettamente armonico ricorda il pan di zucchero ed è il mio punto di riferimento quando entrando nella piana da sud o da ovest riconosco casa mia. E’ il simbolo della mia città, il suo guardiano, la sua protezione. Anche la Retaia ci dà un abbraccio e ci osserva maestosa, ma non è tutta nostra, l’abbiamo in comune con Calenzano e come tutte le cose che dobbiamo dividere ci piace un po’ meno.
Il Monteferrato invece ci appartiene, nasce sulle nostre radici, accanto al nostro quotidiano. Appena finite le case comincia infatti un altro mondo, due file di campi coltivati che sono già l’inizio del parco e danno segno delle stagioni, brulle, ghiacciate, bionde di grano, tenere d’erba medica. Il monte, fermo di roccia verde è anche il simbolo della mia infanzia.
A Galceti mi ci portava mio padre, su dal vecchio convento per il sentiero tra pini e cipressi, sempre più radi fino alla cima sassosa, pelata come una zucca. Da lì , sotto un velo grigio di polveri sottili il babbo mi indicava Prato e i suoi distretti. Li identificava con i nomi delle fabbriche, rifinizioni, carbonizzi, filature, magazzini di materie prime. Le ciminiere erano punti cardinali. Per lui Prato era quella, ed era sicuro che non sarebbe mai cambiata.
Tornando lungo i campi in discesa sulla Bardena si ricominciava a sentire il suo rumore. Ma quel posto era ancora campagna ed era possibile anche impararci la differenza tra un rapacello e un piscialletto, guardare da vicino i polli del Vinattieri con tutte le penne e le chianine al pascolo, bianche e pacifiche.
In questi ultimi anni abbiamo visto di tutto svincoli stradali ad imbuto, rotonde bistonde, sottopassi e nuovi ecomostri commerciali ma non credo che potremo farcela se dovessero ricoprire di cemento anche Galceti ed è per questo che la notizia sul giornale è di quelle che prende alla gola. Le fabbriche smantellate sono diventate loft appartamenti due trilocali ottime rifiniture e ottimo prezzo, da Paperino a Galciana a Iolo. Che bisogno c’è di prendersi anche la prima entrata al grande parco? E poi quanto altro vero verde abbiamo per poter fare a meno anche di questo?
Perché con un atto di intelligenza e buona volontà non recuperiamo il vecchio e il fatiscente, ne abbiamo molto, porterebbe lavoro, nuovi alloggi e darebbe di noi un’altra immagine. Sarebbe anche una botta utile di ottimismo per voltare pagina. Comincerei dal centro storico, e non con una semplice verniciata, ma con una vera e totale riqualificazione.
Il mondo ultimamente offre solo brutte novità, e se qualcosa si può fare, per altri versi ci tocca solo stare a guardare e farsi garbare tutto, per favore, amministrazioni locali presenti e future non toglieteci la campagna a un minuto da casa. Non ci bastano i giardinetti da dividere con i cani, lo sappiamo che sono oasi di frustrazione avvelenate dagli scarichi e frequentarle mette a rischio depressione.
Ci sono illusioni che aiutano a stare meglio, tra queste l’idea che questo verde pratese che ci assomiglia tanto, mezzo addomesticato e mezzo selvatico sia proprio di tutti noi. Non voglio leggere sul giornale che Galceti smette di esistere, dopo Haiti, le stragi quotidiane, la crisi e quello che ha vinto la lotteria al posto mio non resisterei.
Per favore, Galceti no!
Commenti
Simone Innocenti
Sarà perche abito poco sopra Galceti che non posso che concordare, ho letto anhe io la notizia e l'intento di cementificare i campi tra Galceti e Maliseti (per l'interesse dei proprietari dei terreni), non voglio entrare nel merito del Centro di Scienze Naturali, ma la cosa che mi preoccupa di più è il voler costruire ancora in una delle poche zone verdi della città. Capisco che l'economia deve crescere ma proporrei più il recupero prima di fare nuove costruzioni, si è costruito molto e un pò per i prezzi alti delle case, un pò per la mancanza di soldi vedo tante costruzioni invendute o stabili vecchi e abbandonati. Speriamo che la volontà dei pochi non vada a discapito del bene di tutti.
Inserito il 06/02/2010
Massimo Chiarugi
Basta con l'utilizzo del territorio, già il completamento dell'attuale PRG, potrebbe essere uno scempio, da ora in poi dobbiamo pensare che lo sviluppo deve essere basato solo sul recupero dell'esistente.
Inserito il 07/02/2010
Massimo Calissi
Sono Massimo Calissi presidente del Centro di Scienze Naturali. Scrivo solo due brevi considerazioni su questo blog per evitare di dargli l'importanza che non ha. Le notizie riportate dalla signora Antonella Sarno sulla costruzione di appartamenti a Galceti è un FALSO COMPLETO. Nell'articolo inoltre si legge una particolare mancanza di rispetto per il lavoro di Gilberto Tozzi che dirige una Fondazione unica nel suo genere in Europa, amata e rispettata da tutto il mondo, Signora Sarno esclusa. Definire il CSN ”i pappagalli del professor Tozzi” è materia che interesserà i nostri legali assieme alle notizie falsissime. Non aggiungo altro. Ovvio che chiederò un intervento al fine di tutelare verità e dignita della Fondazione Centro di Scienze Naturali avverso agli esempi di grafomania tipica da sensazionalismo da blogghite acuta.
Inserito il 09/02/2010
Antonella Sarno
Il mio riferimento è alla prima pagina de Il Tirreno di venerdì 5 febbraio. Lo legga e si renderà conto che non mi sono inventata niente. Se l'articolo era falso sono la prima a rallegrarmi e in ogni modo la richiesta di chiarimenti e interventi legali dovrà essere indirizzata alla redazione della suddetta testata, e non a me. Perdoni la mia ironia, l'argomento può suscitarla se come ho letto il centro avrà bisogno di ampliamenti e questi dovessero rappresentare un grave danno per l'intera comunità. Si può leggere molto nelle pagine di un blog, e comprendere che sentimenti come impotenza e amarezza non sono sintomi da blogghite acuta, ma l'unico modo purtroppo di esprimere un dissenso.
Inserito il 09/02/2010
Roberta Bensi
La costituzione del comitato ”Per Maliseti. No cemento!”, mi sembra la conferma che la signora Sarno ha colpito nel centro, se mai ce ne fosse stato bisogno...
Inserito il 11/02/2010
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Simone Innocenti
Sarà perche abito poco sopra Galceti che non posso che concordare, ho letto anhe io la notizia e l'intento di cementificare i campi tra Galceti e Maliseti (per l'interesse dei proprietari dei terreni), non voglio entrare nel merito del Centro di Scienze Naturali, ma la cosa che mi preoccupa di più è il voler costruire ancora in una delle poche zone verdi della città. Capisco che l'economia deve crescere ma proporrei più il recupero prima di fare nuove costruzioni, si è costruito molto e un pò per i prezzi alti delle case, un pò per la mancanza di soldi vedo tante costruzioni invendute o stabili vecchi e abbandonati. Speriamo che la volontà dei pochi non vada a discapito del bene di tutti.