Prato, 5 febbraio 2010 - «L’ambasciatore cinese in Italia Sun Yuxi si dichiara infastidito per i controlli alla comunità cinese? Ci dispiace, ma quelli infastiditi siamo noi sia per il modo in cui vivono i suoi connazionali, sia per la politica antidiplomatica perpetrata dall’ambasciatore a Roma e dal console a Firenze Gu Honglin. L’Italia dovrebbe chiederne al Governo di Pechino il ritiro immediato». È quanto asserisce Federico Tosoni, commissario provinciale pratese della Lega Nord e presidente della commissione sicurezza al Comune di Prato.
«L’ambasciatore – prosegue Tosoni – chiede che gli stessi controlli vengano effettuati anche a tutti gli altri immigrati. Mi domando in che mondo viva. Forse anch’egli, come Gu Honglin, è favorevole alle aziende-laogai. Ma qui non siamo in Cina. Siamo in Italia, un Paese dove vige la legalità e dove per fortuna non si vedono campi di concentramento da più di 60 anni».
«Ma è bene ricordare a Sun Yuxi – continua il leader del Carroccio pratese – che tutte le altre comunità non vivono nella stessa illegalità di quella cinese. Le altre comunità non hanno capannoni-laboratori dove lavorano, mangiano e dormono in condizioni igieniche inesistenti. Le altre comunità non fanno della concorrenza sleale il proprio cavallo di battaglia. Le altre comunità, chi più e chi meno, cercano di integrarsi e di accettare le regole e le leggi italiane. Quella cinese no. Per controllare le altre comunità non c’è bisogno di maxi-blitz. Per quella cinese sì. Poi, non dimentichiamoci che i cinesi non pagano i contributi dovuti».
«Inoltre, l’ambasciatore – conclude Tosoni –, che prima di sparare sentenze dovrebbe perlomeno documentarsi un minimo sui blitz, non si deve preoccupare di come agiscono le forze dell’ordine italiane. Se proprio vuole occuparsi di forze di polizia, che pensi a quelle cinesi».
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