Prato, 23 febbraio 2010 - Si sente forte e chiaro anche a Prato, come nel resto d’Italia, il disagio per l’incredibile serie di ritardi con cui l’amministrazione pubblica nazionale ha gestito la vicenda del recepimento delle nuove norme europee in materia di Iva e Intrastat. Non si tratta di modifiche irrilevanti: cambia il regime Iva per le prestazioni di servizi ricevute o rese con soggetti esteri.
In conseguenza delle modifiche sull’Iva, ma anche per aspetti indipendenti da queste, aumentano i modelli Intrastat ed aumenta il numero delle imprese che sono obbligate a redigerli per consentire lo scambio di dati sulle operazioni che avvengono fra imprese dell’Unione Europea. Soggetti come gli spedizionieri e gli agenti di commercio sono obbligati per la prima volta a compilare i modelli Intrastat; le stesse imprese di produzione che ricevono tali prestazioni da fornitori dell’Unione Europea, dovranno compilare nuove sezioni degli stessi modelli.
Le nuove norme europee risalgono a circa due anni fa ed erano molto chiare circa la decorrenza dell’obbligo di applicazione da parte degli stati membri: il 1° gennaio 2010 doveva essere a regime il nuovo sistema. Invece è stata la Gazzetta Ufficiale del 19 febbraio a pubblicare le modifiche alla normativa Iva. Nel frattempo, le imprese erano state richiamate ai nuovi obblighi senza avere gli strumenti per espletarli.
«Una situazione di caos inconcepibile e ingiustificabile – commenta la Vicepresidente dell’Unione Industriale Pratese Raffaella Pinori – che coinvolge, ad un titolo o all’altro, almeno la metà dei nostri associati. Sono occorsi due anni perché l’Italia recepisse le norme europee, che il nostro paese peraltro ha voluto addirittura inasprire prevedendo che il nuovo regime Intrastat coinvolgesse non solo la vendita ma anche gli acquisti di servizi. Le prescrizioni sull’Iva sono arrivate il 19 febbraio e quelle sui modelli Intrastat sono complete da oggi».
«Le imprese si sono affannate per giorni per capire come comportarsi ed ora sono impegnate ad interpretare, in maniera necessariamente frettolosa, le nuove prescrizioni, fra mille problemi a cominciare dall’adeguamento dei software aziendali - conclude Pinori -. Esiste una promessa di, quantomeno, non infierire con le sanzioni in caso di errori di compilazione: verificheremo che venga mantenuta. Ma in ogni caso non c’è motivo per gestire una materia simile con questa approssimazione ed estemporaneità: ci vorrebbe più rispetto per le aziende e più attenzione a non procurare loro problemi inutili».
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