Chiesa oggi: molta solitudine, poca fraternità, troppa burocrazia.

Santo Stefano Lodigiano, 6 marzo 2010 Nei giorni scorsi ho letto attentamente il corposo intervento su un quotidiano e sul blog  RaiVaticano, offerto dal prof. Giuseppe Cremascoli dell'Università di Bologna, la cui tematica è stata trattata anche nei nostri recenti incontri personali. Alla fine dei tempi, ci sarà ancora la fede sulla terra?, interrogativo di Gesù Cristo che troviamo nell'Evangelo.
 
Per tutti, ma sopratutto per chi ha consegnato la propria vita al servizio della Chiesa ed è giunto sull’ultimo viale, questo interrogativo segna nel profondo del cuore. Non amo addentrami nelle controverse posizioni degli esegeti, che anche oggi si presentano come alunni di scuole molto differenti tra di loro. Preferisco sostare, sopratutto in questa quaresima, di fronte all’Uomo della Croce, che la Fede mi assicura essere il figlio Dio.
 
In questa certezza penso che l’interrogativo di Gesù vuol solo stimolare la sua Chiesa sacramento universale di salvezza, Pastori e Laici, perchè più che attardarsi a stilare programmi pastorali, alla ricerca dei linguaggi più capaci di entrare in sintonia con l'uomo d'oggi, cerchi di generare veri testimoni della Fede con il linguaggio comprensibile anche in questo mondo secolarizzato, che è quello della Carità.
 
Invece vorrei fare anch'io al Prof. Cremascoli delle domande: alla fine dei secoli, ci saranno ancora preti sulla terra? Sarà presa in considerazione anche nella Chiesa latina l’eventuale ammissione dei viri probati coniugati all’ordinazione presbiterale, dato che, dopo il Concilio Vaticano II, si è proceduto ad ammettere al sacramento dell'Ordine Sacro del Diaconato uomini coniugati?
 
In questi giorni, i miei visitatori dell'Eremo, per le notizie di stampa riguardanti alcuni sacerdoti, mi stanno ripetendo questa domanda. Un Prelato della Chiesa d’Oriente mi diceva ultimamente che in alcune parti della Chiesa latina non ha acesso il clero coniugato della Chiesa Orientale, in comunione con il Successore di San Pietro, come responsabile pastorale delle Comunità di immigrati cattolici, provenienti dal Medio Oriente.
 
Mi ha un pò infastidito la notizia. Penso non corrisponda a verità. Devo anche ammettere, però, che sono convintissimo essere il Celibato per il Regno di Dio un vero dono ed un carisma fondamentale per i sacerdoti latini, che deve prendere la sua motivazione dall’amore indiviso e personale per Gesù Cristo e la sua Chiesa. Gesù è sempre vicino ai suoi preti, occorre, però, che anche la Chiesa faccia sentire la sua genuina e umana vicinanza ai suoi preti.
 
Quanto vorrei che i magnifici palazzi vescovili, scrigni di storia e di arte, diventassero la casa dei sacerdoti, colma di vera fraternità. In questi ultimi anni, spesso chiamato per il servizio della Parola, in tante comunità extra moenia, ho incontrato invece molta solitudine, poca fraternità, troppa burocrazia calata anche nella pastorale.
 
Da un po’ di tempo a questa parte la Chiesa, ferita per tanti abusi dei suoi preti, con granitica decisione vuole liberarsi da queste vergogne, consegnando alle patrie galere i colpevoli, ed essere più vicina agli abusati. Mi domando: sarà sufficiente questo doveroso impegno per ridare credibilità agli uomini di chiesa?
 
Non ci saranno problematiche a monte, sopratutto dove si preparano i futuri pastori? E questi, ordinati per il ministero pastorale, dove troveranno calorosi rapporti umani, capaci di allontanare i rovinosi vuoti che la ferialità mette sul cammino della vita di ogni essere umano?
 
(*) Priore della Luogotenenza della Lingua d’Italia dell'Ordine Patriarcale della Santa Croce di Gerusalemme


Commenti


Alessandro Grecchi

Vorrei rispondere a Don Virginio ”... in piena libertà...” come dice lui. Il problema sta sì a monte, ma non nella Chiesa. Non dimentichiamoci che la prima chiesa è la famiglia e i primi sacerdoti sono i nostri genitori. Loro devono darci le radici che, poi, la Chiesa dovrà annaffiare, rinforzare, coltivare nel tempo. Alla fine dei tempi ci saranno ancora preti... e anche la Chiesa, se avremo conservato la famiglia come primo valore per lo sviluppo della comunità cristiana.
Inserito il 06/03/2010

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